Le montagne di Bonatti

montagne di una vita

“Montagne di una vita” (Baldini castoldi) è un nuovo bel capitolo della vita “in verticale” di Walter Bonatti. Come in alcuni suoi precedenti libri traspare fra le righe il grande amore dell’autore verso le cime e verso le terre selvagge dove la natura regna sovrana e dove l’animo avventuroso di Bonatti può liberarsi nella sua interezza. Non mancano in questo libro pagine memorabili che raccontano grandi scalate ma pure momenti drammatici dove Bonatti si trova quasi fra la vita e la morte e dove vede morire compagni di scalata a lui molto cari. Ma l’amore verso la roccia viva e cruda è sempre più forte e Bonatti ne è consapevole.

Questo grande scalatore dimostra come l’avventura e la purezza siano alla base della sua vita e del suo intendere le montagne anche quando critica ad esempio l’uso, iniziato negli anni 50, del chiodo ad espansione o split, scrive Bonatti “fare uso di quel tipo di chiodo, il cui impiego richiede la preliminare perforazione della roccia il che è molto indicativo, vuol dire avvalersi di uno strumento tecnico che a differenza del chiodo normale, annulla l’impossibile. Quindi annulla l’avventura”. Ecco l’impossibile è la base di questo libro, contro l’impossibile Bonatti ritrova “subito l’esaltazione della lotta estrema affrontata in solitudine, condizione in cui emozioni e sensibilità vengono amplificate”.

Un bel libro, a volta forse un po’ lento, ma di grande capacità emotiva.

Dice Bonatti “Le montagne non sono che il riflesso del nostro spirito. Ogni montagna è piccola o grande, generosa o avara, in misura di quanto noi sappiamo darle e chiederle”.