Il G8 di Genova secondo Prestigiacomo….

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Non amo ripensare al G8 di Genova. Pur avendo letto alcuni saggi in merito e anche un romanzo “Cosa Cambia” di Roberto Ferrucci, scrittore veneziano come me, ho sempre  avuto difficoltà a “rileggere” dopo anni quelle giornate. Gianluca Prestigiacomo con il suo bel lavoro “Un altro mondo è Possibile ?” Supernova edizioni 2014, mi ha riportato per alcune sere nel mezzo del “movimento” e di quelle giornate che ho vissuto da attivista ambientalista con i verdi e i Vas. Con un romanzo e con un linguaggio molto ricercato, letterario e narrativo, Prestigiacomo ci racconta la realtà di quei, sotto certi punti di vista, terribili giorni del  G8 di Genova.  Giorni in cui la “democrazia” nel nostro Paese fu sospesa “l’immagine dei poliziotti che menavano il manganello sulla schiena o il viso di quei giovani ragazzi inermi era diventato un incubo. Davanti a Kate che mi fissava dritto negli occhi, non avevo più dubbi. In quel momento, nel mondo, non esisteva una persona più sola di me, nonostante per lei fossimo tutti uguali”.

Il rapporto fra il poliziotto della digos e Kate,  attivista picchiata dalla polizia e che porterà per sempre nel suo corpo i segni di quelle giornate, è un rapporto difficile, ricco di significati e di dolore, di domande e di mancate risposte, quel rapporto è il vero protagonista del libro. Quelle domande senza risposte hanno poi avuto un peso straziante nella vita di molti di noi presenti in quel “movimento” bastonato a Genova.  Scrive Prestigiacomo “Kate a un certo punto pareva avesse accettato di parlare con me pur non avendo mai smesso di considerarmi il simbolo della sua disperazione. Doveva avere al suo fianco la causa del suo tormento”.

La causa di quel tormento Prestigiacomo, che lavorava per la Digos in quelle terribili giornate, la conosce bene, l’ha portata dentro da servitore di uno Stato che in quei giorni aveva abdicato a se stesso,  e l’ha liberata straordinariamente in questo volume “Del G8 di Genova, di quei giorni maledetti, porterò il dolore dentro la mia mente, Kate continuerà a mostrare le sue cicatrici…”. Ecco, chi vorrà leggere  e comprendere appieno questo libro  e apprezzarlo interamente, dovrà avere la capacità di leggere anche quello che si percepisce fra le righe ma che, paradossalmente, non risulta scritto. Capire che a Genova ora è “rimasta soltanto l’impronta di una guerriglia innescata dalla sola incoscienza di uomini, di esseri che non si conoscono ma, per molti aspetti, uguali l’uno all’altro”.