Dal diario inedito dell’Alpin-Referent la vera Grande guerra in Marmolada

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Uscito sul Gazzettino di venerdì 12 giugno 2015

Sulla “Grande Guerra” in Marmolada si è scritto molto. La pubblicistica sul tema è ampia ed ha cercato, spesso con alterne fortune, di raccontare la guerra e le grandi imprese su questa famosa e ardita montagna.  Ci voleva uno storico come Luca Girotto per scoprire nuovi interessantissimi aneddoti intorno alla incredibili e spesso drammatiche vicende di guerra che si consumarono nei ghiacciai della Marmolada. L’amore verso la storia e la consapevolezza che la Marmolada aveva ancora vicende da raccontare,  hanno spinto Girotto con grande umiltà verso la ricerca di nuovi documenti, di album fotografici, di quaderni-diari, e  a pubblicare un bellissimo libro di storia che racconta avvenimenti fino ad oggi mai menzionati.

A distanza di 100 anni da quei fatti, Girotto offre nel suo nuovo libro “1915-1916 Kaiserjager in Marmolada” (Edizioni DBS Zanetti) una storia diversa. La sua fonte principale è un diario inedito, scritto dall’Alpin-Referent Fritz Malcher cui spettò organizzare la prima difesa della Regina delle Dolomiti.

Le sue memorie, impreziosite da 250 fotografie e documenti, costituiscono una testimonianza importante attraverso cui rileggere in una nuova luce la storia di quel settore del fronte dolomitico tra 1915 e 1916. Dalla cresta del Padon al Col Ombèrt, da Fedaja a Punta Penia, Malcher  immortala la guerra e le imprese alpinistiche in un susseguirsi di emozioni e riflessioni.

Un ‘opera intensa e davvero molto documentata, dove la durezza delle condizioni di vita in vetta, continuamente sottolineata dagli aneddoti riportati da Malcher, viene giustificata dal risultato fondamentale che l’impresa sovrumana dell’occupazione dell’intera cresta tra Forcella Marmolada e Punta Penìa implicava: la possibilità di completare il dominio dell’intero schieramento avversario, grazie al collegamento tra le difese di Val Contrin e quelle del versante di  Fedaja.

Imprese di guerra che vengono narrate in modo attento e puntuale, con un linguaggio diretto e appassionato, dove non mancano anche critiche verso i comandi superiori e gli errori spesso madornali causati da decisioni sbagliate. Per Malcher, lo sbaglio strategico fu “conquistare il massiccio più alto delle Dolomiti” dove il suo ghiaccio da “baluardo difensivo”   divenne per il suo esercito una vera e propria “Via Crucis”.

Un libro da leggere ma anche, come tutti i libri di storia, da studiare e poi raccontare alle nuove generazioni.