La sfida di Marco: “Il Nevegal non è morto, così riporterò i turisti”

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Articolo uscito sul Gazzettino ed. Belluno il 1 ottobre 2018

L’impegno per mantenere vivo il Nevegal, per dare un futuro a questa zona, passa certo attraverso gli appelli e la raccolta di donazioni, ma soprattutto tramite giovani come Marco Vuerich che investono la loro passione nell’agricoltura e nel territorio bellunese. “Sono stato abituato fin da piccolo a stare in questo ambiente, spiega Marco, i miei genitori avevano un negozio di abbigliamento sportivo ed io stavo a casa con i miei nonni. Loro avevano alcune vacche nella stalla ed io passavo molti pomeriggi con loro e con gli animali, d’estate poi c’era la necessità di fare fieno con il nonno o mio papà e la mia passione verso questo mondo e la mia terra cresceva. Così mi è nata l’idea di superare l’uso solo familiare degli animali e trasformarlo in un qualcosa di più strutturato, in un’azienda”. Marco ha creato un’azienda agricola a Puos D’Alpago con l’aiuto dei fondi del Piano di Sviluppo Rurale Regionale e con l’obiettivo iniziale di produrre degli insaccati secondo la tradizione dell’alpago e del bellunese ovvero un salume misto maiale e bovino. Poi è passato alla produzione del miele con diciotto alveari. L’azienda oggi conta 35 pecore alpagote, 5 bovini da carne tra vacche e vitelli e i maiali in stagione per fare gli insaccati. D’inverno Marco tiene le pecore in quattro ricoveri sparsi vicino al paese mentre d’estate vanno al pascolo sempre nei prati vicini. Le pecore sono tutte della razza alpagota: razza autoctona, sottolinea Marco, “nata nel nostro territorio, in via di estinzione, ce ne saranno al massimo tremila capi, una razza nata a triplice attitudine, usata per il latte, la lana e la carne. Ora con il passare degli anni è stata fatta una selezione genetica e si va più verso la carne rispetto al latte. La lana viene utilizzata: in Alpago c’è la Cooperativa Fardjma che riunisce una quindicina di allevatori che la usa e fa pantofole, coperte, cappelli”. Negli anni ‘60, basta guardare una vecchia foto dei paesi dell’Alpago come Puos, Tambre, Pieve, tutto era circondato da prati e pascoli. Poi, afferma Marco, “l’abbandono, il bosco che avanza, l’arrivo della zona industriale a Paludi e le occhialerie. Risultato: abbandono del settore primario. Ora la tendenza si sta invertendo grazie anche ai giovani e la conseguenza è che c’è bisogno di terreno da sfalciare, da strappare al bosco”. Ora la passione di Marco si è trasferita verso l’agriturismo dove riesce ad unire, almeno per lui, due grandi amori: l’agricoltura e la cucina. L’idea di fare agriturismo in Nevegal è stata casuale ma azzeccatissima. “Ho partecipato a un bando per la gestione proposto da Veneto Agricoltura, sottolinea Marco, proprietario dello stabile, e l’ho vinto. Era chiuso da cinque, sei anni, ho fatto degli interventi esterni e ho cambiato arredamento. Il lavoro forse più duro è stato quello di comunicare all’esterno che l’agriturismo Faverghera era nuovamente aperto”. Ora l’agriturismo Faverghera è aperto di estate e d’inverno e le soddisfazioni, come la fatica, non mancano a Marco Vuerich e ai famigliari che lo aiutano. Il posto è molto di passaggio e attività come queste possono aiutare a rilanciare l’intero comprensorio del Nevegal, Marco ne è convinto: “Servono investimenti come questi per riportare gente in questi bellissimi posti sia in estate che in inverno. Bisogna investire sul nostro territorio, non ho dubbi. Qui la gente trova prodotti genuini: il mio miele (tiglio, millefiori, acacia) e presto spero anche di Rododendro e i miei insaccati, salumi, pancette, ossocolli e ovviamente la mia cucina. Il Nevegal con le sue bellezze naturali può richiamare turismo, basta crederci e credere nelle potenzialità del nostro straordinario territorio”.

Giannandrea Mencini

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