La guerra dei poeti narrata dalla Fornari

copertina

Articolo uscito sul Gazzettino ed. Belluno il 2 aprile 2017

“Una guerra fatta di lunghe attese all’addiaccio, di freddo, di paura, di neve e di tormenti, di ignoto, di funamboliche arrampicate. Una guerra di soldati. Una guerra di poeti. Ed è di loro che vorrei narrare”. Dall’introduzione della nuova fatica letteraria di Antonella Fornari “Nell’anima un addio” Edizioni DBS, 184 pagine, ricca di bellissime foto anche storiche, si percepisce immediatamente l’originalità di questo nuovo libro della nota scrittrice e alpinista cadorina. In questa opera troviamo racconti delle Dolomiti Orientali, teatro di grandi imprese e battaglie nel primo conflitto mondiale e ambiente suggestivo che ispirò numerosi letterati e artisti, noti e meno noti, che legarono il proprio nome e talvolta la propria vita a queste splendide montagne. I famosi Carducci e Ungaretti, i meno conosciuti come Curzio Malaparte, Piero ed Enrico Jahier, Corrado Govoni, Luis Trenker, Cesco Tomaselli, Renzo Boccardi, Ubaldo Riva, Edgaro Rossaro, Giovanni Fabbiani, unirono la loro esperienza letteraria o artistica ai Monti Pallidi. Il Monte Piana, le Tofane, le Cinque Torri, il Gruppo del Fanis, il Col di Lana, la Cima Vallona e la Pitturina, il Monte Peralba, diventano l’ispirazione ideale per raccontare la bellezza incantata di questi luoghi, una bellezza capace addirittura di illuminare l’oscurità della guerra. Nemmeno la disfatta di Caporetto e la disordinata ritirata italiana, che segna una delle fasi più drammatiche della nostra storia contemporanea, riuscirà a spegnere l’amore dei nostri verso le Dolomiti. Da qui il titolo del libro, “Nell’anima un addio”: “tutti gli uomini di cui racconto – spiega Fornari – videro la morte in faccia, ma ciò nonostante restarono innamorati delle montagne. E abbandonarle fu doloroso, perché lì lasciarono un po’ del proprio cuore”. La narrativa poetica, emotiva e passionale della Fornari, porta il lettore a contatto con le rocce, a respirare il profumo della terra e dei campi, ad ascoltare il silenzio delle vallate, a respirare l’aria sottile delle cime, a contemplare l’immensità delle crode. Un libro poetico ma allo stesso tempo tenace e forte, come l’animo di chi scrisse memorabili pagine sulle nostre montagne.

Giannandrea Mencini

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