Prati tirati come biliardi con la Cooperativa Canòp

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Articolo uscito sul Gazzettino ed. Belluno il 22 giugno 2018

In una montagna bellunese dove nascono, pur con difficoltà, nuove cooperative per il rilancio dell’agricoltura di montagna e del prodotto a chilometro zero, a Rivamonte il principale impegno e obiettivo della Cooperativa sociale agricola “Canòp” rimane la manutenzione del verde. Una Cooperativa “storica” radicata sul territorio fin dagli anni ’70 che in paese è conosciuta semplicemente come “stalla sociale”. “Il nome della Cooperativa è Canòp che in tedesco vuol dire minatore”, afferma Claudio Fadigà Presidente della Cooperativa, “Rivamonte è un paese di minatori. Poi qui la Cooperativa la chiamano anche stalla sociale poiché è formata da soci che appartengono a questa comunità. Abbiamo adesso diverse mucche, ma lo scopo principale della Cooperativa è la manutenzione dei prati ed impedire l’avanzamento del bosco”. La vita del paese, almeno fino al 1962, era strettamente legata alla vicina miniera di Valle Imperina dove lavorava la gran parte della popolazione maschile. La chiusura della miniera ha avuto un impatto sociale non indifferente su Rivamonte e Claudio lo sottolinea: “Con la fine delle attività in miniera, è iniziato lo spopolamento del paese, molti sono andati via, nessuno è ritornato all’attività primaria perché non era redditizia. Nel 1966 l’alluvione ha fatto disastri incentivando ancor di più l’abbandono del territorio. L’agricoltura è andata scomparendo gradualmente negli anni ‘70, ‘80 del secolo scorso e, parallelamente, è arrivata l’occhialeria, per chi è rimasto si è aperta così la via della fabbrica”. Il risultato finale è stato l’abbandono del territorio e l’avanzata inesorabile del bosco. Ora a lottare contro questo abbandono e a falciare i prati è rimasta la Cooperativa “Canòp” che con i suoi attuali 14 soci fa davvero un servizio sociale molto importante. Un lavoro non facile e faticoso ma, sottolinea Claudio, “la soddisfazione di vedere il verde curato, ordinato, mi appaga e mi riempie di gioia perché so di avere fatto un servizio importante per la comunità e per Rivamonte”. La Cooperativa nel 2000 ha ristrutturato la stalla del paese che ora contiene 40 vacche da latte e 30 di rimonta: “Ci abbiamo messo dodici anni, precisa Fadigà, per arrivare a questi numeri”. La Cooperativa produce nel “Caselo”, il caseificio che si trova in un caratteristico edificio nel paese, del buon formaggio che viene in parte diviso fra i soci e in parte direttamente venduto. Nella “stalla sociale” ora con Claudio lavora anche il figlio Luca con passione e il nipote aiuta: “Speriamo che mio figlio”, sospira Fadigà, “continui a lavorare per preservare il patrimonio ambientale e agricolo del paese”.

Foto: il vecchio “Caselo”

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